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Debat 19. mar. 2012 KL. 00.01

Svelgiato d’un sogno

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Ho la fortuna e l’impegno,da qualche mese,di scrivere per la rivista araba Al Doha, e di scambiare pareri coi suoi redattori e collaboratori .Nel loro difficile momento di trasformazione e speranza,questi intellettuali mi chiedono spesso di scrivere sulla crisi italiana ed europea. Ho quindi constatato che alcuni aspetti della storia recente sono difficili da capire fuori dal nostro continente, come è per noi è difficile comprendere la complessità di ciò che accade in Africa e in Asia.

La domanda più frequente che mi pongono in questi paesi è:”come mai voi, che avete per anni detto al mondo di possedere la democrazia e il progresso,e di poterli insegnare agli altri, siete così in crisi?”

Partendo da questi dubbi , cercherò di spiegare cosa non funziona nel mio paese, l’Italia, in una situazione per alcuni aspetti diversa , per altri simile alla crisi europea e degli Stati Uniti.

Credo che alla base di questa crisi occidentale si sia un enorme delusione, dopo le grandi promesse del dopoguerra, ma soprattutto degli ultimi anni,quelli definiti del “nuovo capitalismo globale”. Politica, economia e tecnologia, unite della forma della democrazia, ci avevano promesso più benessere, più libertà, e un continuo progresso per stati e cittadini.

Tutte queste idee , e i loro linguaggi forti e seducenti, sono andate in crisi, e in molti ora aprono gli occhi e capiscono che le queste promesse erano tutt’ altro che sincere, quindi illusorie. Restano la rabbia, e l’impotenza. Come se ci svegliassimo da uno spot pubblicitario falso e ossessivo. In Italia c’è stato un caso unico e particolare. Una sola persona, e i poteri a lei collegati, hanno incarnato questa promessa e la sua cinica operazione persuasiva . Berlusconi a suo tempo mise in scena la recita di un “contratto con gli italiani”. Disse che la politica sarebbe stata nuova e non corrotta, l’economia sarebbe cresciuta fiorente e tutti sarebbero stati ricchi come lui, le televisioni e la tecnologia avrebbero creato un nuovo “benessere” col divertimento, con lo spettacolo, con una nuova comunicazione. Ognuno sarebbe stato in qualche modo libero dalle responsabilità, benestante,e mai più solo. E tutto questo senza ledere nessun diritto democratico. Il risveglio da queste bugie è stato spiacevole, ma per lungo tempo nessuno è riuscito a formulare altre promesse, come se Berlusconi le avesse “comprate tutte”. Ora il Cavaliere è uscito di scena, ma non è stato il popolo italiano a sfiduciarlo, bensì i mercati economici. Ora la situazione italiana, guidata dalla finanza e dalla banche, assomiglia di più a quella europea, ma forse non nelle cose migliori. Monti è meno bugiardo di Berlusconi, ma è ostaggio della maggioranza del Cavaliere , e l’Italia che ora si vuole “salvare” assomiglia più al paese delle banche che a quello dei cittadini. Il “professore” è meno rozzo di Silvio, ma non meno ossessionato dal potere del danaro. Ha fissato alcuni indici economici, bancari, monetari,come uniche regole di un “benessere”, in cui libertà e democrazia sono accessori dell’economia. Per qualcuno è un buon economista che salverà il paese. Per altri, un killer che farà il lavoro sporco per un anno,dopodiché lascerà spazio ad altri governi di destra. Il tempo ci dirà chi aveva ragione.In quanto alla domanda :ma l’Italia ha una coscienza europea? La risposta è difficile. L’Italia è , per ragioni storiche, un paese meravigliosamente vario e meticcio. Siamo un po’ slavi a est, un po’ tedeschi a nord, un po’ francesi a ovest, un po’ arabi ,greci spagnoli a sud, siamo greci,etruschi , fenici , e naturalmente romani. Ma non bastano le tracce o i monumenti a fare la pace con la propria storia. Non riusciamo a fare i conti con il fascismo, con le foibe ,e neanche con il nostro passato di emigranti. Abbiamo un destra xenofoba e delirante ,inventiamo stati come la Padania, molti italiani sono razzisti e sognano ritorni a civiltà che nemmeno hanno più voglia di studiare. Spesso il nostro europeismo è ostacolato dai più banali luoghi comuni. E subiamo anche,e dire la verità i peggiori stereotipi razzisti d tutto il mondo. Prima di diventare europei, dovremmo capire cosa sono i singoli stati europei. Della Scandinavia, ad esempio, abbiamo un’idea molto rozza, sospesa tra il bello del welfare sociale e il brutto del paese freddo e anonimo, e della leggenda dei suicidi frequenti. Per molti di noi la Danimarca è uguale alla Norvegia e la Norvegia uguale alla Siberia, nei nostri libri di storia e letteratura spesso il nord dell’europa è solo Gran Bretagna. Ma forse anche gli europei dovrebbero uscire dall’ipnosi del sole e spaghetti, e capire quanto complessi e diversi tra loto sono gli italiani.

- how does the crisis effect the minds of the Europeans?

Credo che questa delusione per qualcosa che era stato promesso ma non è avvenuto,accomuni tutti gli stati europei. Credo che affrontare realtà come la disoccupazione e lo squilibrio sociale potrà creare frustrazione e separazione. Quindi ritorno al passato, al “particolare”, al corporativo. Sentimenti che non portano a una solidarietà civile. C’è poi qualcosa di meno negativo, che possiamo chiamare la “nostalgia del raccolto”.Di quando c’era vicinanza tra ciò che veniva promesso e la sua riuscita. Come quando il contadino sapeva che lavorando bene, e accettando le annate buone o cattive, avrebbe avuto un buon raccolto. Ora ,dopo tante annate falsamente buone, ce n’è una pessima: ogni cittadino, anche se lavora bene, sa che la sua sorte è in balia di eventi lontani, di corruzioni e speculazioni misteriose che non conosce. La democrazia ha forse impedito catastrofi maggiori. Ma non ha impedito la nascita di nuovi tirannidi finanziarie e mediatiche , né ha impedito un nefasto “allontanamento”.La distanza sempre più grande(in politica, in economia e in tecnologia) tra il cielo delle decisioni di pochi e la terra del controllo e della fatica di molti.

How will this period be described in future Italian history, in for example 50 years?

Non è facile prevederlo. Era più facile immaginare l’avvento del Berlusconismo, perché il fascismo aveva mostrato chiaramente come la vocazione italiana alla democrazia sia debole, e sia forte la tendenza a cedere a promesse autoritarie. Ora abbiamo molti scenari possibili. Ce n’è uno fantascientifico che ho descritto in un mio libro. Avviene un’esplosione nucleare al centro dell’Italia, nel Gran Sasso, in un tunnel sotterraneo dove in effetti si stanno attualmente tenendo esperimenti. L’Italia si spacca in due. Il nord si divide per una parte in Padania e l’altra parte viene annessa alla Germania. Al centro nasce una repubblica Rossa Marxista-Leninista. Parte del Sud viene annessa all’Arabia. La Sicilia viene comprata da un ricchissimo americano che ne fa un gigantesco club Vacanze. La Sardegna torna all’antichità ,rifiuta la modernità e sceglie di parlare il fenicio. Il libro ha fatto arrabbiare qualcuno, ma in molti hanno detto che in fondo non era un futuro così triste, almeno non saremmo diventati la succursale di qualche pool di banca internazionale. Tra le lettere che ho ricevuto ce n’erano anche due, scherzose ma non troppo, dove un napoletano chiedeva per favore di immaginare anche una repubblica di Napoli. E l’altra si chiedeva:sì, ma il campionato di calcio almeno resterà uno solo ?

Is there a difference between young and older Italians in the relationship to EU?

Le nuove generazioni sono forse meno ingenue delle vecchie, ma molto meno avventurose. Nel senso che per molti di noi viaggiare in Europa, o nel mondo, era una curiosità naturale. Ora si viaggia solo per turismo comodo, o per cercare università di prestigio. Il risultato è che i giovani italiani conoscono l’Europa più attraverso internet che in modo diretto. Ovviamente, questo semplifica molto le differenze, anche perché è facile scambiarsi notizie sui gruppi musicali , un certo tipo di cultura è comune a tutti i giovani europei. Ma è assai più difficile capire la complessità di un popolo. Una delle lingue più studiate adesso in Italia è il cinese, perché qualcuno pensa che sarà la lingua del futuro.

How do Italians regard the fact that EU more than ever is controlling the country (as all other member countries)?

Alcuni sono molto scontenti e aggressivi, ma solo perché vorrebbero continuare a conservare il loro potere politico. Penso alla Lega, e alla sua insofferenza per l’euro. Ma pochissimi sanno davvero in cosa l’Europa controlli l’Italia.Potremmo dire provocatoriamente che il Vaticano, o la Camorra, controllano l’Italia molto più dell’unione europea. Ovviamente in modo diverso, Vaticano e Camorra sono padrone di parte della nostra economia.

To which extend do Italians feel as Italians and as Europeans?

Preferirei sinceramente che gli italiani si sentissero italiani, prima che europei, cioè che la smettessero di dividersi in nord e sud, in regioni ricche e regioni povere. Prima bisogna sentirsi responsabili di tutto il nostro paese, poi verrà la coscienza europea, che per adesso appartiene a pochi.

- how do you see the challenge for Europe?

Bisognerebbe anzitutto iniziare una severa critica al potere economico e al suo linguaggio . L’economia moderna non ha una vera unità di misura, la cambia per confondere le idee. Quindi direi, scherzosamente ma non troppo, di processare all’istante chi straparla di rating, di spread, di mibtel. Chiedere chiarezza e verificabilità .Riportare la democrazia, se non nella mani dei cittadini, almeno un po’ più vicina a loro. Inventare linguaggi comuni le cui promesse siano immediatamente confrontabili. Non grandi promesse lontane e grandi felicità virtuali e pubblicitarie .Una quotidianità della speranza politica e civile. Unione di consumatori,di lavoratori. di artisti, nuovo ruolo del sindacati . Una classe politica che sappia capire che se non cambiano le regole, finirà la politica. La fine del meccanismo partitico e della sua arroganza. La fine di una televisione (almeno in Italia) dove solo i politici anno ore e ore per parlare, e apparire .Il controllo da parte di ogni cittadino dei consumi e delle fonti di produzione. In tecnologia, impedire il sorgere di grandi monopoli, e attenzione alle nuove “dipendenza” dei cosiddetti tecno-consumatori, Un uso cauto e responsabile di internet. Un umanesimo artistico che non abbia più al centro la televisione . Una curiosità culturale maggiore oltre i propri confini. Recentemente ho tenuto un piccolo seminario in Inghilterra. Mi hanno chiesto un elenco dei testi di cui avrei parlato. Con mio stupore, mi è stato detto con cruda sincerità di ripensare agli artisti di cui avrei parlato perché nessuno conosceva Gadda Landolfi o la Morante, era forse meglio limitarmi a Fellini e Pasolini,e se Dante era ammesso , non era gradito Ariosto. Un po’ come se qualcuno venisse in Italia e gli chiedessimo di parlare solo di Shakespeare.

Quindi maggior elasticità culturale. Ma forse, più di tutto, ridiscutere a fondo, insomma il termine “benessere”,che in italiano suona come “essere bene,vivere bene “ perché è chiaro che esso è stato usato da gente che non voleva affatto “bene” agli altri. Essere un po’ più cittadini che consumatori,insomma, non limitarsi a controllare le quote latte, ma scambiarci dubbi e idee di democrazia. E forse ,infine, è ora per noi europei di accettare di non essere più il centro del mondo, ma di avere l’umiltà di ammettere che non dobbiamo più dare lezioni di democrazia a nessuno, se per primi sprechiamo questo dono prezioso, e siamo pronti a venderlo al tirannello, al tycoon, alla finanziaria di turno.

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